VESTIBOLOGIA
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Se l’idrope endolinfatica a livello cocleare e vestibolare rappresenta la base patologica della sindrome di Ménière, i moventi patogenetici di questo anomalo incremento dell’endolinfa restano da decifrare. Negli ultimi anni sono state proposte diverse teorie eziologiche che hanno via via chiamato in causa la genetica, l’emicrania, l’autoimmunità, le variazioni anatomiche dell’osso temporale, dinamiche alterate del liquido intralabirintico, o meccanismi cellulari e molecolari, ma senza giungere a conclusioni certe. Da qualche tempo si è iniziato a valutare con sempre maggiore attenzione l’ipotesi che all’origine dell’idrope possano esserci eventuali variazioni anatomiche a carico dell’acquedotto vestibolare. È stato così dimostrato che un dotto ristretto è fortemente correlato a un più significativo accumulo di liquido nella coclea, ma questa acquisizione si è basata su scansioni Tac condotte a livello dell’orifizio esterno, cioè senza una valutazione complessiva della struttura. Basandosi sull’impiego della Tac ad altissima risoluzione (U-HRCT), che produce scansioni alla risoluzione di 0,05 mm, uno studio cinese, pubblicato sulla rivista The Laryngoscope, ha approfondito l’ipotesi che le caratteristiche morfologiche dell’acquedotto del vestibolo – in particolare la pervietà – siano strettamente correlate alla sindrome di Ménière, al grado di idrope e all’entità della perdita uditiva.
Impostato secondo uno schema caso-controllo, lo studio retrospettivo cinese ha esaminato i dati di 34 pazienti con diagnosi di sindrome di Ménière che erano stati precedentemente sottoposti a U-HRCT, risonanza magnetica con mdc ed esame audiometrico, più altrettanti controlli sani sovrapponibili per età. In base alla valutazioni condotte tramite l’imaging, la pervietà del dotto vestibolare è stata classificata in tre gradi crescenti, misurando anche la lunghezza, le dimensioni dell’orifizio esterno e l’angolatura. È risultato che i pazienti con sindrome di Ménière presentavano più spesso una pervietà ridotta rispetto ai controlli (p < 0,01) e che l’ampiezza dell’orifizio esterno e la lunghezza complessiva erano significativamente più piccole (p < 0,05). Sia la pervietà ridotta sia una lunghezza complessiva più contenuta sono risultate correlate all’entità dell’idrope endolinfatica a livello della coclea e del vestibolo (p < 0,05) . Riguardo alle eventuali compromissioni dell’udito, dallo studio cinese le criticità morfologiche dell’acquedotto vestibolare non sembrano correlate agli esiti dell’esame audiometrico in tono puro.
I risultati del lavoro cinese attestano dunque che le caratteristiche morfologiche dell’acquedotto vestibolare – in particolare un lume ristretto e una lunghezza ridotta – hanno una correlazione diretta con la sindrome di Ménière e con l’entità dell’idrope endolinfatica concomitante e propongono un’inquadratura della patogenesi della sindrome in una prospettiva strettamente anatomica. Gli autori sottolineano anche che gli ulteriori sviluppi di tecnologie avanzate di imaging come la U-HRCT potranno ottimizzare la visibilità dell’intera struttura dell’acquedotto vestibolare, aggiungendo ulteriori approfondimenti in questa direzione.
Huang Y, Tang R, Xu N, Ding H, Pu W, Xie J, Yang Z, Liu Y, Gong S, Wang Z, Zhao P. Association Between Vestibular Aqueduct Morphology and Meniere's Disease. Laryngoscope. 2024 Feb 17. doi: 10.1002/lary.31339. Epub ahead of print. PMID: 38366775.
27 Marzo 2024
Autore: 1952
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